Sventurata la terra che ha bisogno di eroi!

Nel 2010 il nostro istituto è stato intestato a Peppe Diana, eroe della giustizia e della resistenza a tutte le mafie, morto sotto i colpi dei sicari della malavita organizzata alle 7.20 del 19 marzo 1994, giorno del suo onomastico.
Il 19 ottobre dello stesso anno gli fu conferita la medaglia d’oro al valor civile con la seguente motivazione:
“Parroco di un paese campano, in prima linea contro il racket e lo sfruttamento degli extracomunitari, pur consapevole di esporsi a rischi mortali, non esitava a schierarsi nella lotta alla camorra, cadendo vittima di un proditorio agguato mentre si accingeva ad officiare la messa. Nobile esempio dei più alti ideali di giustizia e di solidarietà umana”.
La nostra scuola ogni anno ha voluto onorare la sua memoria dedicando una giornata ad attività che mirano ad esaltare il senso del suo sacrificio e a sottolineare l’importanza di una coscienza legalitaria e di giustizia per una convivenza civile.
A proposito, però, di un atto di tale eroismo mi viene in mente una delle opere teatrali più importanti di Bertolt Brecht: “Vita di Galileo”.
Nel momento di abiura in cui Galileo smentisce le proprie convinzioni cosmologiche per timore di ulteriori torture e della pena di morte, un suo allievo (Andrea) arrabbiato e deluso per la debolezza del maestro gli grida: “Sventurata la terra che non ha eroi!”. Al che Galileo, con la calma del saggio e provato dall’immediato processo inquisitorio, controbatte con un tono di amara riflessione: “No. Sventurata la terra che ha bisogno di eroi!”.
Quale idea vuole esprimere Galileo (Brecht) con una tale affermazione?
Banalmente che una società che fonda la sua stessa sopravvivenza su atti individuali di eroismo è una società malata e corrotta.
Gli eroi siano i benvenuti, anche se troppo spesso il loro sacrificio non basta né a salvare l’umanità né a rimetterla sulla strada della giustizia e rimane solo una vita persa.
Questo loro sacrificio sia almeno il faro che indica la giusta rotta.
Il messaggio che deve passare, soprattutto in un ambiente educativo come la scuola, è quello che tutti gli individui debbono diventare migliori e seguire la strada non del sacrificio ma della rettitudine, del rispetto del prossimo, dell’aiuto reciproco, della cooperazione e della solidarietà umana.
La giustizia sociale passa attraverso il rispetto delle leggi, che devono a loro volta necessariamente trovare il proprio fondamento in una dottrina antropologica. Le leggi ci possono apparire a volte buone, a volte sbagliate, ma sono loro che regolano i rapporti tra gli individui, garantendo diritti attraverso doveri.
La nostra scuola con l’intestazione a Peppe Diana ha voluto sottoscrivere una lettera di intenti, il più importante dei quali è quello di improntare sempre il proprio messaggio educativo alla legalità e alla giustizia sociale. Soprattutto nella quotidianità. Nelle piccole cose di ogni giorno e nei riguardi di tutti anche dei più umili.
Tutti noi spesso falliamo, educatori ed educandi, amministratori ed amministrati.
Spesso chi detiene il potere interpreta la legge a proprio piacimento e vuole usarla al solo scopo di imporre il proprio punto di vista agli altri. Il risultato sarà quello di creare solo sfiducia e disillusione, soprattutto quando gli altri sono i nostri giovani con una personalità ancora da strutturare.
Il rispetto per chi non si è arreso neanche davanti all’estremo sacrificio deve dare a tutti noi l’umiltà e la forza di crescere affinché una novella fede agìta nei valori di giustizia, rispetto degli altri e delle regole renda la nostra società migliore.
Per non dover più aver bisogno di eroi!
[Enzo Costantini]